A mio avviso, la storia deve essere approfondita o rivista in due punti principali, anzi tre: 1) la preistoria e le civiltà più antiche; 2) la storia contemporanea a partire dalla rivoluzione americana; 3) alcuni episodi riguardanti la storia della Chiesa Cattolica.
Perché, vi chiederete, anche la storia ecclesiastica? Il motivo è nel secondo punto. La cultura oggi dominante è erede della mentalità illuminista, nata nella regione francofona dell'Europa e di stampo materialista, anticlericale, molto spesso influenzato dall'ideologia massonica, che in quel tempo trovò molto successo. In questo periodo, iniziò un processo per discreditare la validità dei Testi Sacri (negandone la valenza storica o la descrizione degli eventi soprannaturali) e per scrivere una storia della Chiesa che ne mettesse in luce l'oscurantismo e la violenza esagerata dei suoi membri celata da perbenismo evangelico.
E' così che ancora oggi sui libri scolastici leggiamo cifre mostruose di vittime dell'Inquisizione durante tutto il Medioevo per mano della Chiesa di Roma, mentre - chissà perché? - non si citano i roghi ed i processi sommari effettuati dai giacobini durante il periodo del Terrore, in Francia, o i religiosi sterminati e/o violentati durante le varie rivoluzioni rosse che hanno coinvolto la Spagna e l'Europa orientale. Se poi si approfondisce la ricerca, nel caso dell'Inquisizione medievale cattolica, per esempio, come io ho fatto, si scopre qualcosa di allucinante e davvero inaspettato: una distorsione dei dati storici operata in ambienti protestanti e, a seguire, illuministi, a partire dal XVI secolo, con l'obiettivo di screditare l'immagine della Chiesa.
Gli storici si dividono in integristi, i quali difendono la versione ufficiale della storia, e revisionisti, i quali invece sostengono l'esigenza di rivedere alcuni punti. Questi punti sono principalmente quattro: 1) l'etimologia della parola inquisizione, che celerebbe un significato così violento e dispotico; 2) episodi particolarmente violenti associati alla storia dell'inquisizione, quali la caccia alle streghe; 3) lo scandalo dei processi a Giordano Bruno, bruciato sul rogo nel 1600, e a Galileo Galilei; 4) la presunta violenza indiscriminata attuata dall'Inquisizione spagnola.
Questo tuttavia non deve negare l'uso della tortura, all'epoca diffuso sia nei tribunali ecclesiastici che secolari, adoperato per estorcere informazioni all'imputato. L'errore che si fa è quello di associare quasi sempre, grazie anche ad una certa pubblicistica, la tortura all'inquisizione, quasi fossero la medesima cosa. Nella mente dell'uomo comune, la parola inquisitore richiama necessariamente il monaco sadico che tortura in luoghi angusti donne e ragazzini. L'Inquisizione nacque per combattere le eresie, tant'è che il termine "inquisire" vuol dire ricercare, investigare. Bisogna ricordare che la tortura era prevalentemente uno strumento politico, per costringere i prigionieri a confessare anche il falso. In questo caso ricordiamo l'ingiusta condanna inflitta all'Ordine dei Cavalieri Templari per interessi personali del re di Francia, Filippo detto il Bello. Fino al 1252, la tortura era vietata dal Codice Canonico, poi la bolla papale Ad extirpanda di Innocenzo III ne permise l'uso. Era vietato praticarla nei confronti delle donne incinte, dei vecchi e dei bambini. Durante eventuali ricorsi alla tortura, dovevano essere presenti il vescovo, il notaio della diocesi (una novità questa, perché assicurava il giusto svolgimento del processo), l'inquisitore e il medico. A Tolosa, tra il 1309 e il 1323 furono emanate 636 sentenze inquisitoriali, ma la tortura fu utilizzata una sola volta; a Valencia, su 2354 processi celebrati tra il 1478 e il 1530, vi si fece ricorso soltanto in dodici casi. A partire dal XVI secolo, cadde in disuso. Un’altra leggenda nera da sfatare.
Un'altra erronea delineazione riguarda il domenicano spagnolo Tomàs de Torquemada (1420-1498), tristemente noto per la presunta violenza attuata nei suoi tribunali. Anche in questo caso, però, sembrano necessarie alcune rivisitazioni. La sua cattiva fama rientra principalmente nel fatto che, in qualità di Grande Inquisitore di Spagna, aumentò il numero dei tribunali da uno (quello di Siviglia) a più di una dozzina. In realtà il suo fu un intervento "salvifico", perché organizzando in maniera così rigorosa l'Inquisizione Spagnola pose fine ai tumulti e alle violenze sommarie ed autoritarie che coinvolgevano i processi precedenti alla sua nomina, gestiti quasi esclusivamente dai pregiudizi del popolo ignorante. Questi episodi violenti da parte del popolo aumentarono in seguito all'assassinio di Pietro d'Arbués e ad uno scandaloso infanticidio rituale, passato alla storia come Santo Niño de La Guardia. Un bambino fu ritrovato crocifisso con il cuore esportato. Il popolo riversò la sua voglia di vendetta sui marranos, gli Ebrei convertiti al cristianesimo. Pietro d'Arbués, poi fatto santo martire dalla Chiesa, era stato effettivamente ucciso da alcuni di questi cosiddetti marranos, che in realtà praticavano di nascosto l'Ebraismo. Torquemada, per porre fine a questi processi sommari, istituì dei rigorosi tribunali con il compito di esaminare tutti i casi spagnoli di conversione dall'ebraismo o dall'islam e fece condannare a morte alcuni giudei coinvolti nell'infanticidio di La Guardia. Queste condanne risuonarono in ambiente illuminista come manifestazione di un odio antisemita, ma in realtà questa è una accusa che non sussiste nel caso di Torquemada in quanto egli stesso discendeva da ebrei sinceramente convertiti al cattolicesimo. Il suo antenato Alvar Fernàndez de Torquemada sposò una donna ebrea, secondo quanto riportato dallo storico spagnolo Hernando del Pulgar. Effettivamente in Spagna molti ebrei si convertirono al cattolicesimo, ma pochissimi lo fecero per vera fede. Molti si convertirono per opportunismo, per fare carriera nell'arte o in ambienti ecclesiastici o per praticare l'usura più facilmente. Diversi poeti spagnoli appartengono a questa categoria, come Pero Ferrus, Juan de Valladolid, Rodrigo Cota, e Juan de España di Toledo, chiamato anche "El Viejo" (il vecchio), che era considerato un brillante Talmudista.
Per quanto riguarda la caccia alle streghe, anch'essa era frutto molto spesso dell'ignoranza del popolo che vedeva nelle donne più introverse del paese o nei forestieri una sorta di emissari del diavolo, colpevoli di qualsiasi disastro. Secondo le conclusioni del Simposio Internazionale sull'Inquisizione, tenutosi nell'ottobre 1998, le vittime della caccia alle streghe, a partire dall'anno mille fino al '700, in tutta Europa ammonterebbero a circa 41.500 persone. In particolare:
Germania: 25.000 (su 16 milioni di abitanti)
Polonia - Lituania: 10.000 (su 3,4 milioni di abitanti)
Svizzera: 4.000 (su un milione di abitanti)
Danimarca - Norvegia: 1.350 (su 970.000 abitanti)
Regno Unito: 1.000
Spagna: 49
Italia: 36
Portogallo: 4
Gli studiosi revisionisti fanno notare che i paesi con il fenomeno della caccia alle streghe più marcato appartengono all'area delle nazioni protestanti, con condanne eseguite da tribunali statali o luterani. Effettivamente, anche nelle colonie americane - in seguito - ci furono numerosi episodi di caccia alle streghe, in un ambiente dominato esclusivamente dal bigottismo protestante. Si veda il caso del rogo di Salem. La caccia alle streghe fu invece totalmente assente nell'area dell'America latina, dominata dalla religione cattolica. Gli storici illuministi, in conclusione, associarono alla Chiesa di Roma i numerosi roghi di matrice protestante, che in nome del sola scriptura perseguitavano tutti coloro che osavano allontanarsi dall'interpretazione letterale della Bibbia. Fu così che anche molti sacerdoti cattolici furono vittime di queste persecuzioni e arsi vivi sul rogo.
Un esame attento merita invece il caso del Malleus Maleficarum (in latino, "Martello delle Streghe"), un manuale scritto nel 1487 da due domenicani tedeschi, Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer. Molti, citando la "violenta caccia alle streghe" perpetuata dai cattolici in Europa, citano anche questo manuale orribile, dove sono descritti i vari metodi per torturare od uccidere una donna accusata di stregoneria e patto con Satana. Ma il Malleus non nasce, come molti credono, per volontà papale, anzi non fu mai riconosciuto dalla Chiesa Cattolica. Altri libri simili a questo, come il Manuale dell'Inquisitore di Eliseo Masini o la Demonomania delle Streghe di Bodin, furono addirittura banditi dalla Chiesa ed inseriti nell'indice dei libri proibiti.
Altro episodio tristemente noto della storia ecclesiastica è la crociata contro i catari albigesi. Chi erano costoro? Il catarismo fu un movimento eretico che si diffuse nel Sud della Francia (da qui il termine albigesi, dalla città di Albi) alla fine del XII secolo. Nacque come una critica nei confronti della corruzione ecclesiastica di Roma e formulò una dottrina totalmente nuova, rifacendosi agli elementi gnostici del dualismo e dell'ascetismo. Nel 1204, il papa Innocenzo III inviò alcuni monaci cistercensi, guidati da Pierre de Castelnau, per riportare i catari alla tradizione originaria apostolica del cristianesimo. Sostenuto dall'abate di Citeaux, Castelnau riuscì a far pressione sui legati del territorio ed espellere così gli eretici. Il cambiamento giunse con San Domenico Gùzman, fondatore dell'ordine che da lui prende nome, l'Ordine dei Domenicani o dei Frati Predicatori.

Il famoso quadro dove si vede San Domenico che presiede ad un autodafè dell'Inquisizione è un falso. Egli infatti morì nel 1221, ossia dodici anni prima che Gregorio IX nominasse, per la prima volta, alcuni frati domenicani a capo dei tribunali inquisitori.
San Domenico era convinto che per convertire i catari bisognava dare esempio di umiltà e carità evangelica, combattendo la simonia e i lussi interni alla Chiesa, e confrontandosi placidamente con la dottrina eretica. Effettivamente il metodo di San Domenico fruttò molte conversioni alla Chiesa Madre, ma nel 1208, il cistercense inviato dal papa, Pierre de Castelnau, fu ucciso dallo scudiero di Raimondo VI, conte di Tolosa e marchese di Provenza, segretamente convertito al catarismo. Il monaco fu proclamato beato e martire, Raimondo venne scomunicato. Fu questo evento che portò l'abate di Citeaux a chiedere l'intervento del Re di Francia e del Papa, il quale indì una crociata contro i catari albigesi. Ma la Chiesa, nella figura di San Domenico, perseverò a combattere l'eresia con umiltà e carità. Nel 1209, i Crociati, dopo la conquista di Bèziers, passarono a fil di spada uomini, donne e bambini, sia catari che cattolici. In questo atto scellerato, Domenico Gùzman fu l'unico a biasimare severamente ed inorridito i fautori. Nel 1212, a seguito di una vita molto rigorosa all'insegna della povertà, Domenico ricevette una visione e vide la Vergine Maria, che gli insegnava così la preghiera del rosario, preghiera della pace per la conversione dei cuori. Questa visione fu la risposta alla sua preghiera di combattere gli eretici senza violenza.
Gaetano Masciullo
