Ultimamente gira voce, persino in tv, di un complotto contro il Papa Benedetto XVI. Pare che questa inquietante notizia sia comparsa su Il Fatto Quotidiano, una testata giornalistica online, lanciata dall'ormai celebre Marco Travaglio.
Molti però non credono a questa eventualità ed alcuni, come mons. Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, sono giunti a conclusioni interessanti. Questi infatti non crede minimamente alla possibilità del complotto, ma che al contrario sia una preparazione all'eventualità delle dimissioni del santo padre. In tutta la storia della Chiesa, soltanto un pontefice osò compiere questo estremo gesto di dimissione, Celestino V, che preferiva la solitudine e la contemplazione alla vita turbolenta e complicata del capo visibile della Chiesa di Cristo.
Ma perché il Papa Benedetto XVI dovrebbe dimettersi? Effettivamente, come Papa Celestino, anche l'attuale pontefice preferisce la mitezza e la religiosità, lo studio delle Scritture e l'approfondimento della teologia. Verso la fine dell'anno passato, a settembre 2011, girava in Vaticano la voce che il papa si sarebbe dimesso in occasione del suo ottantacinquesimo compleanno, ovvero il 16 Aprile 2012. Nel libro intervista "Luce del mondo", Benedetto aveva dichiarato: “Quando un Papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, psicologicamente e mentalmente di svolgere l’incarico affidatogli, allora ha il diritto ed in alcune circostanze anche il dovere di dimettersi”. Ha sempre avvertito il tempo come un nemico inesorabile, più volte ha confidato di non sapere se riuscirà a reggere tutta la responsabilità che grava su di lui. E non ha tutti i torti: il suo papato ha incontrato tantissime difficoltà e molto spesso è stato demonizzato ed umiliato dai media. E' stato il primo papa a dover scrivere un libro su Gesù di Nazaret, indice di un'epoca talmente avversa alla cristianità da mettere a repentaglio le sue stesse fondamenta. Ha dovuto far fronte allo scandalo della pedofilia, definito da lui stesso come la "più grande persecuzione" nella storia della Chiesa, una persecuzione questa volta interna, che ha davvero rischiato di infangare in maniera irreversibile la Casa fondata su Pietro. A Malta, Joseph Magro, rappresentante delle vittime di abusi, dopo l'incontro con il papa, ha dichiarato: "Il Papa ha pianto insieme a me, pur non avendo alcuna colpa per ciò che mi è accaduto". Un uomo, quindi, che ha voluto vivere la sua missione fino in fondo, per amore di Cristo. E continuerà a farlo, almeno si spera.
Daniele Di Luciano, mio caro amico, in un suo articolo pubblicato sul web si sofferma sulla profezia di un santo vescovo irlandese, Malachia. Durante una delle sue estasi mistiche, infatti, egli vide tutti i papi futuri, 112 pontefici a partire da Celestino II. Malachia trascrisse le sue visioni in un libro ed ad ogni papa assegnò un motto. Fino ad ora, tutti sono risultati estremamente profetici. Riporto gli esempi fatti da Daniele: Celestino II, ex castro tiberis ("Dal castello del Tevere"), difatti era nativo di Città di Castello, nella valle tiberina. Lucio II, inimicus expulsus ("Nemico cacciato"), e difatti si chiamava al secolo Gherardo Caccianemici Dell'Orso. Giovanni Paolo I, de medietate lunae ("Del tempo medio di una luna"), difatti tanto fu il periodo del suo pontificato, solamente 33 giorni, prima di essere assassinato dai massoni di Marcinkus.
L'attuale papa, Benedetto XVI, risulta essere il penultimo della lista ed è accompagnato dal motto de gloria olivae ("Della gloria dell'olivo"). Coloro che credono alle profezie di Malachia ancora non sono riusciti ad interpretare questo motto, che sembra così estraneo al pontefice, ma la mia interpretazione è la seguente. Questo papa sta guidando la Chiesa in un mondo che mai, in tutta la storia, ha vissuto un periodo così duraturo di pace e sicurezza. L'olivo è infatti simbolo millenario della pace, che trova trionfo e gloria in quest'epoca. Almeno apparentemente. Già, perché come ricorda San Paolo: "E quando si dirà pace e sicurezza, allora d'improvviso li colpirà la rovina, come le doglie una donna incinta; e nessuno scamperà" (1Tessalonicesi 5:3).
In maniera concorde a ciò, l'ultimo papa visionato da San Malachia non è accompagnato da un motto, ma da una inquietante profezia.
In persecutione extrema Sanctae Romanae Ecclesiae sedebit Petrus Romanus qui pascet oves in multis tribulationibus, quibus transactis civitas septicollis diruetur; et judex tremendus judicabit populum suum. Amen.
("Nell'ultima persecuzione di Santa Romana Chiesa siederà Pietro il Romano, che pascerà il gregge tra molte tribolazioni, passate le quali la città dai sette colli sarà distrutta; e il tremendo giudice giudicherà il suo popolo. Amen")
Effettivamente, i segni di una nuova e decisiva persecuzione verso i cristiani cattolici sono già evidenti. Il cardinale americano Raymond Leo Burke ha dichiarato pochi giorni fa: "Siamo in guerra, la cultura secolare è molto forte nella nostra nazione e se i cristiani non saranno fermi e forti nel dare testimonianza di quello che è giusto e buono per l'individuo e per la società, la secolarizzazione ci conquisterà e ci distruggerà. Penso purtroppo che siamo sulla strada della persecuzione". Non si tratta di un paese orientale o comunista, ma degli Stati Uniti d'America. L'amministrazione Obama, infatti, ha promosso una politica abortista che costringe i cattolici a rinunciare alla propria obiezione di coscienza, pena sanzioni ed arresto.
E' pertanto verosimile che il papa che seguirà Benedetto XVI dovrà sopportare una gravissima persecuzione anticattolica, la più potente che la storia dell'umanità abbia mai visto. Tuttavia, non praevalebunt.
Gaetano Masciullo

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