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venerdì 2 marzo 2012

Secondo due bioeticisti italiani, l'aborto sarebbe possibile anche dopo... il parto


In questa società ormai priva di validi sostegni morali, tutto ciò che veniva considerato un tempo illecito e amorale oggi è stimato come "simbolo del progresso". Non solo negli Stati Uniti d'America l'amministrazione Obama ha approvato una legge abortista che annulla in maniera più assoluta l'obiezione di coscienza; adesso due bioeticisti italiani, Alberto Giubilini e Francesca Minerva, prendono in seria considerazione la possibilità di legalizzare (e legittimare) l'infanticidio, da loro più gentilmente definito "aborto post-natale".

E' quanto pubblicato da questi ricercatori sulla rivista scientifica Journal of Medical Ethics. La lettera aperta apparsa sul blog della rivista per spiegare le ragioni di questo studio hanno scatenato numerose polemiche, soprattutto negli ambienti cattolici e pro-life. Negli ultimi giorni, i due ricercatori hanno ricevuto mail minatorie, molto violente e personali, mosse dal solito sentimentalismo istintivo di massa, e che tuttavia non giustificano per niente la follia di simili dichiarazioni a mio avviso molto pseudo-scientifiche.

Alla base di questo studio c'è l'idea che la persona umana non è ancora formata pienamente a livello psicologico ed emotivo prima e dopo il parto e come tale, quindi, non si tratterebbe di un essere umano vero e proprio. Mi viene subito in mente un romanzo distopico americano, "Le Pre-persone" di P.K. Dick, dove viene descritta una futura società in cui sia possibile uccidere esseri umani fino all'età di dodici anni, con il pretesto dell'incompleta formazione psicologica delle persone. Una inquietante prospettiva. Il Protocollo Groningen, in Olanda, già permette oggi di uccidere neonati con particolari e gravi patologie: la cosiddetta eutanasia infantile. E' il primo Stato al mondo dove è stata legalizzata pienamente l'eutanasia e da poco tempo è sorto un dibattito attorno alla questione se sia legittimo determinare la morte di neonati sgraditi, non solo quelli deformi e malati gravemente. Appunto, un aborto post-natale.

Nell'abstract sul sito della pubblicazione è scritto: "L’aborto è comunemente accettato persino per ragioni che non hanno nulla a che fare con lo stato di salute del feto. Dimostrando che sia i feti che i neonati non hanno lo stesso status morale di persone, che entrambi sono persone potenziali è moralmente irrilevante e che l’adozione non è sempre nel miglior interesse delle persone, gli autori argomentano che quello che viene chiamato “aborto post-nascita” (uccidere un neonato) dovrebbe essere permesso in tutti i casi in cui è permesso praticare l’interruzione di gravidanza, inclusi i casi in cui il neonato non è disabile".

La disabilità o altri fattori, come il concepimento dovuto ad uno stupro, sono infatti semplicemente pretesti per legittimare queste atrocità. Chissà perché i media italiani hanno preferito tacere a riguardo? Sicuramente la morte di Lucio Dalla o l'ennesimo scandalo a bordo della Costa Concordia sono ben più importanti di questa notizia.

Gaetano Masciullo

Qui la lettera aperta in inglese dei due bioeticisti italiani: http://blogs.bmj.com/medical-ethics/2012/03/02/an-open-letter-from-giubilini-and-minerva/

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